Perché intraprendere un percorso di evoluzione personale

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Intraprendere un percorso di evoluzione personale consente di sentirsi meglio con sé stessi, sia al lavoro che una volta tornati a casa. Ma come si articola un percorso di questo genere? Scopriamolo insieme.

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Intraprendere un percorso di evoluzione personale consente di sentirsi meglio con sé stessi, sia al lavoro che una volta tornati a casa. Ma come si articola un percorso di questo genere? Scopriamolo insieme.

1. Superare blocchi emotivi e lavorativi

In quanto esseri umani siamo creature emotive ed è fondamentale essere in grado di riconoscere le nostre emozioni per non reprimerle e usarle nel modo più efficace possibile in ogni situazione come quando siamo al lavoro.

Gli sfoghi emotivi sul lavoro possono essere dovuti direttamente a questioni di natura professionale o a fattori di stress della nostra vita personale che si riversano su quella lavorativa; per questo motivo la gestione delle emozioni (soprattutto quelle negative) sul lavoro è spesso considerato un metro di paragone della nostra professionalità.

Le emozioni negative più comuni provate sul lavoro sono frustrazione, preoccupazione, rabbia, antipatia e infelicità e, se lasciate incontrollate, possono avere un impatto estremamente negativo sulla nostra vita professionale. La cosa migliore da fare è rendere queste emozioni negative un fattore potenziante, impedendo che si ripercuotano sulla nostra professionalità. Come farlo? Innanzitutto riconoscendole per quello che sono: quando si prova un’emozione, anche violenta, non ci si deve far sopraffare da essa né per forza cercare di reprimerla, ma fare un respiro profondo e ascoltarsi per comprendere ciò che si prova.

Dopo aver dato un nome alle nostre emozioni, ci si può concentrare sul loro “perché”, cercando di scoprire la loro origine. Se si tratta di un’emozione familiare, fare mente locale alle altre volte che la si è provata e a come si è reagito per affrontarla può essere d’aiuto per gestirla meglio.

Dopo aver preso tempo per calmarsi e riflettere, il terzo e ultimo passo è la gestione della situazione: è necessario capire come reagire a un’emozione dirompente, soprattutto quando nasce sul luogo di lavoro. Non esistono regole fisse in proposito ma rispondere a domande come: Ci sono cose che devono essere risolte prima di poter andare avanti? Che cos’ho imparato da questa situazione che posso applicare a situazioni future simili? aiuta senz’altro ad agire in modo razionale e ponderato, rendendo l’emotività un valore aggiunto e non un problema da risolvere.

2. Raggiungere gli obiettivi personali

Gli obiettivi personali comprendono quelli che riguardano la salute, la percezione di sé, il benessere mentale e le prospettive future, anche a livello lavorativo. Per raggiungere gli obiettivi personali è utile seguire alcuni importanti accorgimenti, a cominciare dalla capacità di stabilirli, tenendo presente che prefiggersi un obiettivo richiede un importante lavoro di introspezione: considerare cosa si potrebbe migliorare nella propria carriera è un buon punto di partenza per capire quali sono i goals da definire.

Non bisogna poi dimenticare che ogni obiettivo dovrebbe essere SMARTer, acronimo di specifico, misurabile, ambiziosi,realistici/realizzabili, tempestivi/temporizzati, ecologici (ecocompatibili ed egocompatibili) e registrati (scritti). Scriverlo nero su bianco è fondamentale per esprimere in modo più chiaro idee che magari si trovano già nella mente ma in modo confuso, così da poterle tradurre in realtà più efficacemente.

Una volta stabilito l’obiettivo, non resta che definire un piano d’azione per raggiungerlo. Anche in questo caso, prendere carta e penna e scrivere tutti i passi da compiere è un passaggio di basilare importanza per rendere il piano concreto. Per esempio, se si ha l’obiettivo di lasciare il lavoro entro un anno, i passi da compiere includeranno la revisione del curriculum, l’invio di candidature, la partecipazione a eventi di networking, eventuali corsi di formazione.

Per sapere se si sta procedendo al meglio verso l’obiettivo da raggiungere è importante monitorare i progressi compiuti, per esempio definendo un elenco di attività e spuntando quelle che sono già state portate a termine; nel caso ci si accorga che non si sta procedendo secondo la tabella di marcia si può sempre correggere il tiro individuando nuove strategie.

3. Gestione dello stress

Lo stress al lavoro si può generare per diversi motivi e, proprio per questo, bisogna imparare a gestirlo. Come? Per esempio identificando quali sono i principali fattori di stress durante la giornata lavorativa e riflettendo sulle modalità per reagire a essi in modo efficace.

Esistono molti modi per gestire lo stress che si crea al lavoro, dal praticare tecniche di rilassamento al dedicare tempo a sé stessi, senza trascurare le persone care o i propri hobby e cercando di staccare completamente quando è il momento, per esempio durante le ferie. Un regolare esercizio fisico, il mantenimento di un equilibrato ciclo di sonno-veglia e l’eventuale consulto con un terapista sono altri accorgimenti utili da adottare per imparare a gestire meglio lo stress al lavoro.

4. Gestione del tempo

Una buona gestione di se stessi nel tempo può portare a uno stile di vita sano ed equilibrato, che si traduce nella riduzione dello stress, nell’aumento dell’energia, in una maggiore efficacia nel raggiungere gli obiettivi, in una più elevata produttività e nella crescita della fiducia in sé stessi.

Per gestirsi meglio nel tempo è necessario innanzitutto verificare come si spende il credito giornaliero di 24 ore che ci viene donato, creando una mappa visiva delle ore dedicate al lavoro, alla scuola, alle faccende domestiche, al pendolarismo, ai social media e alle attività del tempo libero e trarre poi le dovute conclusioni: quanto tempo è stato necessario per portare a termine un compito, calcolando quanti minuti oppure ore sono stati impiegati solo per svolgere quell’attività?

Per una migliore gestione del tempo è anche utile pianificare in anticipo e stabilire dei limiti di tempo per le attività e le priorità, in modo da ritagliare lo spazio che si desidera per gli affetti e i propri interessi. Per aiutarsi nel gestire il tempo con maggiore razionalità si può anche contare su metodi specifici, come la Matrice di Eisenhower – che prevede la suddivisione delle attività da svolgere in quattro categorie: importante e urgente; importante ma non urgente; urgente ma non importante e non importante e non urgente – o il metodo Pomodoro, in base al quale il tempo dedicato al lavoro viene suddiviso in intervalli di tempo precisi ai quali si alternano momenti di riposo, favorendo così la concentrazione e alleviando la stanchezza mentale. Spezzettando il tempo, inoltre, si rendono meno scoraggianti progetti e obiettivi, ci si concentra su un compito alla volta e si ottiene un risultato importante, e cioè meno procrastinazione e più produttività.

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